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Musei italiani: il 51% non ha il wi-fi

Secondo l’indagine dell’Osservatorio beni culturali & digitale del Politecnico di Milano, il 51% dei 430 musei italiani analizzati dalla ricerca, non ha un servizio interno di wi-fi pubblico per i visitatori.

Il fatto, come si capisce, ha effetti non solo e non tanto per influencer, o aspiranti tali, che potrebbero pubblicare direttamente dal museo e non possono farlo. Impatta negativamente, soprattutto, sui servizi offerti ai visitatori in termini di fruizione delle bellezze artistiche presenti.

Niente realtà aumentata, ad esempio, e niente interazione tra turisti e museo. Una modalità di fruizione da secolo scorso.

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Non si può parlare di beni culturali come volano di sviluppo per il turismo se non si adeguano le strutture e le infrastrutture (digitali) al terzo millennio. La connessione senza fili è centrale per un’esperienza completa ed appagante del visitatore. Consente, peraltro, di fruire di informazioni decisive (e nella sua lingua preferita) di ciò che sta ammirando. Per fortuna, in soccorso c’è l’Unione Europea con il bando Wifi4EU, che finanzia la creazione di reti wi-fi pubbliche e gratuite.

Un’ultima riflessione sul wi-fi allargando il ragionamento anche alle strutture ricettive. Nell’ottica del turismo come comparto, variegato ma compatto, e come filiera non si può più pensare, ad esempio, che la connessione internet in albergo sia un dettaglio (e di poco conto) o, addirittura, un benefit. E’ ormai il minimo indispensabile, per molti un drive di scelta se considerata anche la diffusione del lavoro agile. In un futuro ormai prossimo, infatti, sarà probabile che un visitatore svolga qualche ora di lavoro nell’arco della sua permanenza in hotel e, di conseguenza, farà valutazioni anche su questo nelle sue recensioni e nelle sue scelte future.

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